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IL
PUNTERUOLO ROSSO - il flagello delle palme
di Alberto B. Scalia |
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Fig. 01 - Il famiferato punteruolo
rosso |
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Introduzione:
Uno dei principali problemi che, in ambito ecologico, gli studiosi
riscontrano ai nostri giorni, è il fatto che moltissime
specie animali riescano ad ampliare il loro areale di distribuzione
apparentemente molto più velocemente che qualche decennio
fa. Tali fenomeni avvengono in maniera naturale
e sono ampiamente studiati e descritti nella letteratura scientifica.
E’ per esempio il caso di numerose specie di pesci e molluschi
definite con il termine di lessepsiane
(dal nome dell’ingegnere francese De Lesseps) , ideatore
e progettista del canale di Suez.
Molte specie di pesci tropicali hanno trovato, complici i mutamenti
climatici che hanno fatto innalzare le temperature del
mar Mediterraneo, condizioni particolarmente favorevoli ai loro
cicli vitali e si sono insediate stabilmente nel nostro mare,
vincendo subito la competizione con le specie autoctone, molto
più deboli delle specie tropicali, scalzandole e sostituendole.
Ma in molti casi e per molte altre specie animali, soprattutto
per quelle di allevamento, una parte importante nel processo di
diffusione l‘ha svolta l’uomo. La lista di specie
esotiche importate volontariamente dall’uomo è infinita:
solo per fare qualche esempio eclatante si potrebbero nominare
il pesce siluro, che oggi ha praticamente
distrutto la fauna ittica autoctona di molti laghi e fiumi del
nord Italia; oppure il caso, che riguarda da vicino i granchi
rossi di fiume che oggi infestano i canali
di bonifica dell’Agro pontino depauperandoli. Oppure ancora
il caso delle nutrie, i cosiddetti
castorini, importate molti decenni or sono per farne pellicce,
oggi elemento onnipresente nei canali pontini.
La storia dell'invasione:
In altri casi l’importazione di animali esotici è
stata del tutto involontaria ma non per questo si è rivelata
meno dannosa per gli ecosistemi di casa nostra.
E’ questo il caso del Punteruolo
rosso Rhynchophorus ferrugineus, un coleottero
curculionide che, da qualche anno
si è diffuso in Italia procurando enormi danni alle palme
ed ad altre numerose arecaceae. Rhynchophorus
ferrugineus è originario dell'Asia sudorientale
e della Melanesia, dove è responsabile
di seri danni alle coltivazioni di Cocos nucifera la
comune palma da cocco. Tramite il commercio di palme infette,
negli anni ottanta ha raggiunto gli Emirati arabi
e successivamente il Medio Oriente e da qui praticamente
tutti i paesi del bacino mediterraneo: dapprima l’Egitto
(1992), poi la Spagna (1994), quindi la Corsica
e la Costa Azzurra in Francia (2006).
La prima segnalazione in Italia
è del’ottobre 2004 quando in un vivaio
di Pistoia, in Toscana, venne segnalata la presenza
di alcune larve sconosciute all’interno di alcune palme
della specie Phoenix canariensis che si mostravano chiaramente
malate. Già nel mese di novembre si poté assistere
allo sfarfallamento di numerosi esemplari dalle pupe raccolte.
Da questa prima segnalazione, in breve tempo, il coleottero si
diffuse in tutta l’Italia centrale e meridionale a partire
dalla Sicilia (2005) e poi Campania, Lazio, Toscana e Liguria. |
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Le piante ospiti:
La palma da cocco
(Cocos nucifera L.) rappresenta la specie su cui
il curculionide causa i danni economici più consistenti
nel suo areale di diffusione originario. Ma, con la diffusione
in altri paesi il coleottero ha mostrato la capacità di
attaccare numerose altre piante, quali: Phoenix canariensis, Phoenix
dactylifera, Phoenix sylvestris, Washingtonia sp., Livistona decipiens,
Areca catechu, Arenga pinnata, Borassus flabellifer, Caryota maxima,
Caryota cumingii, Corypha elata, Corypha gebanga, Elaeis guineensis,
Metroxylon sagu, Roystonea regia, Sabal umbraculifera, Trachycarpus
fortunei, (Wattanapongsiri, 1966).
Decrizione dell’insetto:
Rhynchophorus ferrugineus (fig.
1) appartiene all’ordine Coleoptera
ed alla famiglia Curculionidae.
L’insetto adulto è abbastanza facilmente identificabile:
La colorazione è
rosso ruggine, da cui deriva il nome. Le elitre
sono striate di nero. Il pronoto
è liscio. L’insetto è lungo dai 2 ai 5 cm
anche se la media si aggira intorno ai 3,5-4 cm. È largo
tra 1 e 1,5 cm. Come tutti i curculionidi il tratto più
caratteristico e il lungo rostro,
di sezione cilindrica alla base e rastremato in punta, sulla cui
parte mediana si innestano le antenne.
Il maschio presenta sulla estremità del rostro delle setole
erette molto fitte.
Le uova
(fig. 2)
sono ovali ed allungate di colore variabile dal giallastro, al
rosso al marrone.
Le larve
(fig. 3)
sono apode, cioè prive di piedi, bianche o giallastre
con corpo molle arrotondato e con il capo rosso scuro munito di
due formidabili chele (fig.
4) con cui triturano le fibre vegetali delle
piante parassitate. È proprio lo stadio larvale, della
durata di 90 giorni circa, quello che procura i danno mortali
alla pianta. È infatti in questo periodo che le larve si
nutrono sproporzionatamente scavando gallerie lungo lo stipite
ed i carnosi piccioli fogliari della pianta che alla fine si riduce
ad una male- dorante poltiglia fibrosa.
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Fig. 2
- L'uovo deposto dalla femmina

Fig. 3
- Le larve all'interno del tronco della palma
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fig. 01 - le temibili mascelle della larva |
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Biologia del coleottero:
Il coleottero si sviluppa come parassita
endofita di molte piante, in special modo arecaceae.
In genere attacca piante malate ma può infestare anche
piante perfettamente sane. I maschi, una volta insediatisi su
una palma, producono un ferormone che richiama anche molte femmine,
le quali qualche giorno dopo l’accoppiamento, cominciano
a deporre le uova in piccole cicatrici o i buchi che scavano
cin il robusto rostro nella pianta parassitata (fig.
5).
Una volta depositate le uova, che possono arrivare fino ad alcune
centinaia, i piccoli buchi vengo chiusi a protezione. Dopo 2
o 3 giorni le uova si schiudono e le piccole larve neonate cominciano
a nutrirsi scavando gallerie e
riducendo l’interno della pianta ad una mistura di rosura
mescolata ad essudati (fig.
6).
I danni provocati possono essere talmente elevati che la pianta
stessa può crollare (fig.
7). Lo stadio larvale, per quanto ancora
non sia uniformemente accettato, dura, probabilmente, 96 giorni
in media, durante i quali la larva compie 3 o 4 mute.
Una volta matura la larva cessa di nutrirsi e si impupa in un
bozzolo
(fig. 8) ovale molto resistente,
di circa 6-8 cm di lunghezza e 2-3 cm di larghezza, che pone
all’interno dei tronchi, o più facilmente alla
base piccioli fogliari. Da questo dopo un periodo che varia
tra i 15 ed i 50 giorni (anche questo è ancora da confermare),
si ha lo sfarfallamento dell’insetto adulto.
I danni alle piante:
Come già accennato, il, è in grado di infestare
molte specie di palme sia malate che sane. I danni si manifestano,
in genere, in precise fasi successive e partono dalla cima per
estendersi all’intera chioma. In genere le foglie più
giovani, quelle di ultimo getto all’interno della cima
della pianta, cominciano a seccare ed a piegarsi. Ad un secondo
stadio la chioma si abbassa complessivamente e la
pianta sembra come decapitata (fig.9).
In seguito le foglie si ripiegano tutte verso il basso e si
staccano dal tronco. In quest’ultima fase la palma è
completamente seccata e si è ridotta ad un troncone privo
di vegetazione (fig. 10).
Difesa e lotta:
La lotta al Rhynchophorus ferrugineus non è per nulla
facile. Questo perché gran parte delle piante infestate
si trova in parchi cittadini o in aree a fruizione pubblica,
per cui è molto difficoltoso l’uso dei insetticidi
e fungicidi consentiti che sono, comunque, potenzialmente molto
tossici e quindi nocivi all’uomo. L’azione preventiva,
quindi, pare essere quella che dà maggiori garanzie di
riuscita. In caso di piante chiaramente parassitate, è
raccomandabile l’eradicazione e l’incenerimento
del materiale di risulta. Inoltre non si deve procedere a potature
o sistemazioni, anche limitate, delle piante sane in aree colpite,
perché i tagli produrrebbero aree deboli e di possibile
intromissione dell’insetto. In ambienti destinati alla
pubblica fruizione, allo stato attuale, sono autorizzati soltanto
prodotti fitosanitari a base di pietrine. Le piante sane vanno
frequentemente ispezionate, controllandone gli apici vegetativi
al fine di individuare precocemente la presenza del punteruolo.
Alberto B. Scalia
(c)copyright - testo e foto tutti i diritti
riservati
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Fig. 5
- La larva scava una galleria
e si insedia
all'interno di essa

Fig. 6
- L'interno della pianta
è ridotto ad una poltiglia di rosura ed essudati

fig.7
- I
danni causati portano spesso alla caduta
della pianta

fig.8
- Il bozzolo in cui la larva si impupa alla fine
dell'accrescimento

fig. 9
- Una pianta apparentemente sana (a sinistra)
ed
una malata (a destra) che appare come decapita ta

fig.10
- Nell'ultimo stadio le foglie si incurvano verso il
basso e cadono
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